


Scrivere di Gualtiero Marchesi fa tremare i polsi a uno Chef come me. Marchesi è stato capace di scuotere la cucina italiana dalle fondamenta, rivoluzionarla e trasformarla in qualcosa di nuovo. Carlo Cracco, uno tra i tanti, si è formato alla corte di Marchesi: per dare la misura di quanto sia stato fondamentale Marchesi per la scena italiana e per le generazioni di Chef successive.

Un gioiello della gastronomia nazionale, senza dubbio. Sapori decisi, avvolgenti, audaci, uniti a un’esperienza di assaggio inusuale. La temperatura di servizio cambia la consistenza, oltre al sapore: un azzardo riuscito, che solo un maestro come Marchesi avrebbe potuto osare.
Nel solco di questa tradizione di ricerca e sperimentazione, ho scelto di accettare la sfida e di proporre la mia idea di spaghetti freddi.

Per prima cosa ho messo da parte l’idea dell’insalata di pasta. Volevo una portata diversa, un primo che rispettasse la territorialità e la tradizione pur presentandole in modo assolutamente inconsueto.
Sono partito dal sugo. Un condimento a base di pomodoro e carne, come il ragù: qui entrano in gioco riflessi di un’educazione al gusto tutta roerina e piemontese. La carne cruda si sposa a un’estrazione di pomodoro freddo, con aromi e olio extravergine di oliva, per confezionare una salsa che unisce armonicamente la percezione del sugo di carne con la freschezza del tipico antipasto piemontese.
Gli spaghetti cotti e raffreddati in acqua e ghiaccio, accolgono salsa e carne, diventando un primo piatto ricercato e delicato, pieno di suggestioni e bilanciato.